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Il Lino: icona estiva dell'uomo di classe

La Sacra Sindone conservata a Torino è un lenzuolo di lino, tramato a spina pesce

Ancora più antico della scrittura, già presente su tutto il continente nell’era neolitica e tessuto in Egitto circa 8000 anni fa, il lino ha attraversato la storia.

I l Linum Usitatissimum, pianta dalla quale, a seguito della macerazione delle fibre, viene ricavato il tessuto, è conosciuto nella regione dell’antico Egitto fin dal V millennio avanti Cristo. Veniva utilizzato per creare abiti, tuniche e coperte, ma anche per la scrittura e per la famosa mummificazione. Infatti gli antichi egizi usavano bende di lino finemente intessute per avvolgere le loro mummie.

Coltivato da Egizi, Fenici, e altri popoli del Medio Oriente, ne diffusero l’uso a Greci e Romani. Proprio i Fenici, celebri mercanti ed illustri navigatori, lo esportarono fino in Bretagna, Irlanda e Inghilterra: grazie a questo percorso giunse fino al nord Europa. Questi ultimi usavano il lino non solo per le vesti indossate dall’aristocrazia, ma anche per le vele delle navi.

Il tessuto più versatile per eccellenza

Per i Greci diventa un must, Omero nell'Iliade ci ricorda che l'abito usato comunemente in Grecia era il chitone di lino: una tunica indossata da uomini e donne confezionata con un telo di lino cucito come

un sacco senza fondo, stretto in vita da un cordone e fermato alle spalle da due fibbie. Corto per gli uomini, lungo per i personaggi di alto rango e le donne. Durante il periodo romano la coltura e la lavorazione di questa fibra si sviluppano in tutto l’Impero ed i Romani furono i primi ad utilizzarlo oltre che per l’abbigliamento anche per la casa.

Sebbene nel 1300 gli arabi introdussero il cotone, il lino ormai diffuso in tutta l’Europa riuscì a mantenere il suo predominio per tutto il medioevo.

Anche la Sacra Sindone conservata a Torino è un lenzuolo di lino: misura 437xl11 cm; ha un disegno a spina di pesce ed è stato filato e tessuto a mano, con molte irregolarità.

Con il Rinascimento il gusto per uno stile di vita raffinato accresce la presenza del lino nella vita quotidiana e la “thieuliette” viene usata per produrre lenzuola e camicie. Nella tomba bolognese degli Orsi, è stato

trovato un tintinnabulum, campanello di bronzo, su cui sono raffigurate le fasi della lavorazione del lino per ottenerne il tessuto: dalla cardatura, alla filatura, fino alla tessitura.

Il lino incominciò a perdere il suo predominio rispetto alle altre fibre tessili nel XVIII secolo, con l’invenzione delle prime macchine per la filatura, e con la produzione intensiva di cotone nel Nord America, quest'ultimo cominciò a prevalere sul lino fino a conquistare una posizione dominante diventando la fibra più usata per la produzione di massa dei tessuti. Tuttavia il lino rimase la fibra ricercata per la sua eccellenza aggiungendo in Europa il massimo dello splendore tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, con gli esploratori e i grandi viaggiatori che si avventuravano in Africa e in Asia vestiti di lino, lanciando la moda in stile coloniale. In Italia fino a mezzo secolo fa era tradizione per le giovani donne possedere capi di lino nel corredo della biancheria da portare in dote al matrimonio.

Dal seme al tessuto, dalla pianta al filato, ecco le procedure: semina e raccolta, macerazione, separazione delle fibre, pettinatura, filatura.

Si semina generalmente nel mese di ottobre. Si possono piantare i semi in due modi a seconda dell'uso finale. Rado per permettere alla pianta di crescere con più ramificazioni e di produrre molti fiori e frutti, oppure fitto, per far sviluppare gli steli in altezza senza ramificazioni e ottenere fibre tessili più lunghe e fini. La raccolta avviene strappando gli steli, procedura necessaria in quanto tagliandoli si accorcerebbero le fibre. A seconda del prodotto che si vuole ottenere si raccoglie in tre momenti diversi: nella fase che va dalla sfioritura alla maturazione del frutto.

Per produrre un lino pregiato chiamato lino azzurro, si raccoglie la pianta quando il fusto è ancora verde, ottenendo così un filamento finissimo ma poco resistente. Questo tipo di lino è indirizzato principalmente alla realizzazione di fini merletti e ricami. Per conseguire una fibra più resistente, la raccolta viene effettuata quando il fusto è per metà di colore giallo. Da questa raccolta si ottiene il lino bianco,

più resistente e più adatto alla tessitura.

L'ultima raccolta viene effettuata quando lo stelo è giallo scuro per ottenere una fibra molto resistente.

La lavorazione inizia con la macerazione, processo utile a liberare le fibre dalla parte gommosa. Ci sono diversi tipi di macerazione. Le più diffuse sono quelle in acque stagnanti e quelle in acque correnti, sommergendo fasci di lino per un determinato tempo. Terminata questa operazione gli steli vengono chiusi in fasci e disposti al sole per essiccarsi. Successivamente viene quindi battuto tramite una macchina, composta da due cilindri avvolti da un materiale spesso tra i quali si fa passare la fibra, questo passaggio serve ad ammorbidirlo per poi dare inizio alla fase di pettinatura.

La pettinatura: le fibre estratte dalla pianta, vengono lavorate con l’impiego di pettini, o macchine pettinatrici dai denti molto fitti. Questo passaggio scioglie i nodi, seleziona le fibre ripulendole dai rimasugli delle parti legnose.

Le fibre lunghe vengono utilizzate per la filatura la tessitura di stoffe di pregio, con le fibre più corte o spezzate si fanno tessuti più grezzi (sacchi o strofinacci); come la seta, anche il lino ha degli scarti, i famosi “cascami”, utilizzati per la produzione di carta. Si passa poi alla bollitura con lo scopo di ammorbidirla, sbiancarla e assottigliarla. Durante questa fase si può dare inizio alla tinteggiatura. Subito a seguire si procede alla filatura, cioè la lavorazione con la quale si trasforma la fibra pettinata o la stoppa in filato. Ricordo che un tempo questa operazione si faceva a mano dalle filatrici con l’impiego dell’arcolaio e del fuso.

Oggi il lino è, tra le fibre tessili, quella meno utilizzata. Ma nulla ha perso della sua posizione dominante in termini di qualità e di tessuto pregiato tra i consumatori. Il lino è infatti percepito come un prodotto d'élite che dà un tocco di eleganza quando viene usato per l’abbigliamento, nei rivestimenti d’arredo o nei tessuti per la casa. Ancora oggi il lino mantiene intatto il suo fascino e viene riproposto dalla moda e dai Designer con nuovi disegni, colori, lavorazioni e finissaggi.

Dopo aver accompagnato l’uomo per circa 10.000 anni, il lino entra nel terzo millennio passando dalla porta principale, quella in cui la qualità si coniuga con lo stile di vita e la creatività.

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